Migliaia di persone si sono radunate ieri (7 settembre) davanti a una chiesa di Belgrado per rendere omaggio all’ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladić, morto la scorsa settimana mentre stava scontando una condanna all’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Mladić rimane una figura venerata da molti serbi in Serbia e nella Repubblica Srpska, l’entità autonoma serba della Bosnia, nonostante le condanne legate al suo ruolo nel massacro di Srebrenica del 1995 e nell’assedio di Sarajevo.

Persone con bandiere serbe e immagini di Mladić, ritratto con il tradizionale berretto militare serbo, sono arrivate davanti alla chiesa per accendere candele già nella mattinata, diverse ore prima della sepoltura prevista. Sono stati messi a disposizione autobus gratuiti dalla Bosnia e dalla maggior parte delle città della Serbia per chiunque volesse rendere omaggio.

La bara di Mladić è stata esposta all’interno della chiesa e sei uomini, principalmente veterani di guerra provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia, si sono alternati per sorvegliarla. La moglie, il figlio e i nipoti di Mladić si trovavano all’interno della chiesa per ricevere le condoglianze. “Sarà il tempo a dirlo, il tempo è il miglior giudice e mostrerà che tipo di persona sia ciascuno e verso chi”, ha dichiarato Jovan Vinčić, residente a Belgrado, che si era recato in chiesa.

La morte di Mladić ha suscitato forti emozioni, riaprendo ferite legate alla dissoluzione della Jugoslavia e ai conflitti etnici che ne seguirono nei Balcani.

Mladić era stato riconosciuto colpevole di genocidio dal Tribunale penale internazionale delle Nazioni Unite per l’ex Jugoslavia per il suo ruolo nel massacro di Srebrenica del 1995, nel quale furono uccisi circa 8.000 uomini e ragazzi musulmani bosgnacchi dopo che le forze serbo-bosniache avevano conquistato l’enclave designata dalle Nazioni Unite. Era stato inoltre condannato per il suo ruolo nell’assedio di Sarajevo, durato 43 mesi, durante il quale furono uccise circa 10.000 persone.

La scorsa settimana, la commissaria europea all’allargamento Marta Kos ha rinviato la sua visita in Serbia a causa di quella che ha definito la “glorificazione” di Mladić dopo la sua morte, compreso l’utilizzo di un aereo governativo per riportare la salma in Serbia. Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha respinto tali dichiarazioni, ma non ha detto se avrebbe partecipato ai funerali.

La cerimonia religiosa era prevista per mezzogiorno e sarebbe stata officiata dal Patriarca della Chiesa ortodossa serba. Successivamente Mladić sarebbe stato sepolto in un cimitero vicino, accanto alla figlia, morta nel 1994.

A Sarajevo, nel frattempo, i funerali hanno riacceso dolorosi ricordi della guerra. “È davvero orribile che tutto questo stia accadendo lì (a Belgrado), perché so che ci sono persone normali che sono contrarie”, ha dichiarato Zdravka Gvozdjar, una farmacista in pensione il cui figlio di 9 anni fu ucciso durante l’assedio di Sarajevo da una granata sparata dalle forze guidate da Mladić, uno degli oltre 1.000 bambini uccisi nella città.

“Mladić… meritava soltanto di essere cancellato per sempre dalla memoria, non di essere promosso a eroe”, ha detto. “Dovrebbe essere ricordato soltanto come un macellaio”.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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